IL VANGELO DELLA DOMENICA 11 LUGLIO 2010 - VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Gs 24, 1-2a. 15b-27; Sal 104; 1Ts1,2-10; Gv 6,59-69
VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6, 59-69 In quel tempo. Il Signore Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio».
"Volete andarvene anche voi?" (Giovanni 6, 59 – 69)
Il testo del vangelo di oggi costituisce la parte finale del lungo discorso eucaristico tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao che occupa gran parte del 6° capitolo di Giovanni. Si conclude la prima parte del ministero di Gesù e ancora una volta siamo di fronte al tipico procedimento del 4° evangelista: un gesto di Gesù (il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci), un discorso che spiega il gesto, la crisi degli ascoltatori di fronte alla rivelazione del Figlio di Dio. Il nostro brano è appunto relativo a tale "crisi". "Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?" (v.60) Come osserva Mons. Bruno Maggioni nel suo bel libro su Giovanni "La brocca dimenticata" a pag.82, "l’aggettivo duro (sclerotico, duro come una pietra) è nei vangeli abitualmente adoperato per descrivere il cuore dell’ascoltatore, il cuore indurito che non comprende. Qui è invece adoperato per il discorso stesso..." Non possiamo non convenire. Gesù, che d’abitudine va incontro ai semplici con un linguaggio piano e comprensibile a tutti, questa volta ha pronunciato un discorso strano, complicato, difficile da capire: ha parlato di sé come "pane disceso dal cielo" (vv.41-50-51), ha invitato a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue. Solo attraverso la resurrezione e l’opera dello Spirito che diventa possibile un’altra forma di presenza di Gesù: quella sacramentale eucaristica. A questo punto si capisce che mangiare "la carne" di Gesù è in realtà mangiare quel pane che è il suo corpo, nel mirabile e misterioso Sacramento dell’Eucarestia. Il discorso di Cafarnao riassume in un certo senso tutto l’insegnamento di Gesù, non solo la spiegazione eucaristica: Egli è "sceso dal cielo" perché il suo Vangelo non è dottrina di uomini, ma rivelazione del Padre; Egli non è venuto per restaurare l’antico regno davidico o realizzare qualche grande progetto politico, ma è venuto a portare agli uomini il "regno di Dio", anzi – nel linguaggio giovanneo – la vita eterna di Dio. Donando se stesso come cibo e bevanda (nell’Eucarestia), ha trasformato l’atto del morire in un atto di vita e di amore. Ora, è proprio tutto questo insieme che provoca la "crisi". Gesù ha deluso; ha deluso chi, abbagliato dal miracolo della moltiplicane dei pani, voleva farlo re (cfr. Giov.6,15) e contare sulle sue straordinarie doti a livello di potere e di successo mondano. Ha deluso perché non è sceso a compromessi nell’annunciare la Verità e questa spesso si rivela scomoda, inquietante, fastidiosa a chi non è disposto a ragionare in termini "spirituali", né tanto meno a seguire Gesù sulla strada della dedizione di sé, fino – se necessario - al dono della propria stessa vita. Ma per fortuna non tutti si sono tirati indietro; anche se piccolo, il gruppo degli apostoli si esprime attraverso le parole di Pietro: "noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio". E’ da notare che Pietro non dice: ti abbiamo conosciuto e, avendoti conosciuto, crediamo in te. "Bensì, capovolgendo i verbi, Pietro dice una grande cosa, che è vera per il nostro rapporto con Dio e con gli altri. Cioè tu conosci e capisci la bellezza e la ragionevolezza di una cosa quando in quella cosa hai fiducia e la stai vivendo... E’ come il gioco di luce che valorizza le vetrate di una cattedrale; ad esempio quelle del nostro bel Duomo di Milano si devono vedere dall’interno; restando fuori si intravede solo qualche disegno, ma nulla più, bisogna avere il coraggio di entrare. Quindi è scoprendo Gesù, è dandogli fiducia che si capisce chi è! Quelli che non vogliono muovere un passo prima di essere sicuri....quelli che preferiscono tenere aperta una porta di sicurezza, una possibilità di ritorno….questi non crederanno mai." (B. Maggioni, "Mio Signore e mio Dio!", pp.49-50). Così, con questa nota insieme triste e consolante, Giovanni conclude la prima parte del ministero di Gesù; la folla e molti discepoli lo hanno abbandonato; d’ora in poi il Maestro si dedicherà alla formazione e istruzione dei "suoi (cfr. i capp.13-17) C’è dunque da stupirsi se anche oggi è così? La "massa" della gente non vive certo secondo l’ideale cristiano; i "valori" imperanti non sono certo quelli del Vangelo. Gesù non ha mai illuso o ingannato i suoi seguaci, promettendo successi umani; anzi li ha denominati "piccolo gregge". Che fare allora? Scoraggiarci? Lasciar perdere? No, al contrario, dobbiamo ringraziare con forza il Signore per averci chiamato a far parte dell’esiguo numero dei suoi seguaci ed essere il più possibile lievito, testimoni gioiosi e coraggiosi dell’Amore infinito che il Padre ha riversato su di noi.
(a cura di L. Mortari)
le altre letture della domenica
LETTURA Lettura del libro di Giosuè 24, 1-2a. 15b-27 In quei giorni. Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano la terra. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio». Giosuè disse al popolo: «Voi non potete servire il Signore, perché è un Dio santo, è un Dio geloso; egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati. Se abbandonerete il Signore e servirete dèi stranieri, egli vi si volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi annienterà». Il popolo rispose a Giosuè: «No! Noi serviremo il Signore». Giosuè disse allora al popolo: «Voi siete testimoni contro voi stessi, che vi siete scelti il Signore per servirlo! ». Risposero: «Siamo testimoni! ». «Eliminate allora gli dèi degli stranieri, che sono in mezzo a voi, e rivolgete il vostro cuore al Signore, Dio d’Israele!». Il popolo rispose a Giosuè: «Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!». Giosuè in quel giorno concluse un’alleanza per il popolo e gli diede uno statuto e una legge a Sichem. Scrisse queste parole nel libro della legge di Dio. Prese una grande pietra e la rizzò là, sotto la quercia che era nel santuario del Signore. Infine, Giosuè disse a tutto il popolo: «Ecco: questa pietra sarà una testimonianza per noi, perché essa ha udito tutte le parole che il Signore ci ha detto; essa servirà quindi da testimonianza per voi, perché non rinneghiate il vostro Dio».
SALMO Sal 104 (105) ® Serviremo per sempre il Signore, nostro Dio.
Cercate il Signore e la sua potenza, ricercate sempre il suo volto. Ricordate le meraviglie che ha compiuto, i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca, voi, stirpe di Abramo, suo servo, figli di Giacobbe, suo eletto. ®
È lui il Signore, nostro Dio: su tutta la terra i suoi giudizi. Si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni, dell’alleanza stabilita con Abramo e del suo giuramento a Isacco. ®
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza, i suoi eletti con canti di gioia. Ha dato loro le terre delle nazioni e hanno ereditato il frutto della fatica dei popoli, perché osservassero i suoi decreti e custodissero le sue leggi. ®
EPISTOLA Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1, 2-10 Fratelli, rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.
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