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Verso Emmaus - maggio 2010 - n. 95 PDF Stampa E-mail

MARIA E NOI

Stiamo per recarci in Turchia : dal 22 al 29 Maggio. Un pellegrinaggio nei luoghi dove la Chiesa ha fatto i primi passi: le prime comunità - Antiochia dove i discepoli per la prima volta sono stati chiamati "cristiani" - i primi Concili della Chiesa... Questa terra sopratutto ha dato i natali all'Apostolo Paolo ed inoltre ha ospitato la Madonna negli ultimi anni della sua vita terrena (ad Efeso la tradizione conserva la cosiddetta "casa di Maria" dove avrebbe vissuto con l'apostolo Giovanni).
Nella Madonna, in questo mese di Maggio, dobbiamo vedere un modello di vita credente da imitare come singoli e come Comunità. E' stata la prima vera discepola di suo Figlio.
Innanzitutto con una fede intelligente.
La sua storia è stata un continuo ascolto della voce di Dio. Non si è accontentata di una religione praticata a memoria. In ogni tempo la sua meditazione e la sua preghiera erano tese a capire "che senso avessero tali parole" e le parole erano i fatti del suo Gesù, ciò che Lui diceva, ciò che di Lui si diceva. La sua attenzione veniva premiata con una rivelazione sempre più chiara della verità, fino alla luce piena della Risurrezione, al dono dello Spirito di verità sceso in lei a Pentecoste.
Questa luce era il motivo della sua gioia profonda.
A noi che pratichiamo a memoria le feste, i gesti religiosi insegna a riviverli sempre con una santa curiosità per capirli, per lasciarci da essi illuminare ed educare.
In questo mese le devozioni, le feste, le SS. Messe di Prima Comunione..., apriranno la nostra vita alla verità consolante di un Dio che Padre, è Amore, è il nostro vero Bene.
Maria poi è stata la prima discepola di suo Figlio seguendolo sulla via della croce, verso la Risurrezione, la gioia della verità che da senso alla nostra esistenza, deve renderci docili alla volontà del Padre. Come Maria non dovremo fare ciò che ci pare e piace, ma ciò che il Signore ci indica come progetto per noi, come nostra vocazione.
Ogni ora della giornata è ora di Dio, di ubbidienza a Lui, di fedele "andar dietro" a Gesù, Parola vivente del Padre; ciò che Maria ci indica è la coerenza, lo stretto legame tra la verità divina sconosciuta e la vita che la realizza in parole, opere, accoglienza fiduciosa di ogni condizione in cui il Padre ci mette.
In noi si rivela come Maria, la verità, la bellezza, la bontà, la felicità di Dio se lo ospitiamo nella nostra mente e lo lasciamo agire nella nostra condotta, subito, fino alla fine, all'incontro definitivo. Questa è la nostra vocazione. Comprendiamola e viviamola gioiosamente.
Maria, madre premurosa, ci aiuti.
don Stefano

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Verso Emmaus - febbraio 2010 - n. 94 PDF Stampa E-mail

UNA COMUNITÀ IN "CAMMINO PASQUALE"

Questo Bollettino Parrocchiale ci accompagna alla Santa Pasqua. Ho pensato di farmi aiutare da una stupenda riflessione sul Mistero dell'Amore Pasquale del Signore proposta, alcuni anni fa, da Enzo Bianchi ( Priore della Comunità Monastica di Bose).

Compito della comunità cristiana nel mondo è di innalzare il Crocifisso, rendendolo visibile e pubblicamente trasparente, spiegato.
Ma come? Certo il Crocifisso innalzato deve essere raccontato, annunciato, celebrato e spiegato, come ha fatto lo stesso Gesù. Ma occorre anche mostrarlo, ripetendo le modalità della sua vita e del suo gesto.
Come lo si mostra? Per rispondere a questa domanda raccolgo tre suggerimenti del vangelo di Giovanni. In tutti e tre è presente l'avverbio "come".
Nella cena di addio, l'ultima prima della morte, Gesù compie un gesto sconvolgente, del tutto inatteso: lava i piedi ai suoi discepoli (Gv 13, 1-20). È un gesto che rivela il senso della passione imminente e, al tempo stesso, traccia la strada della Chiesa nel mondo: «Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi». Non è un gesto facile da comprendere. Neppure il discepolo lo comprende, come mostra la reazione di Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Non sarebbe più logico che fossero i discepoli a lavare i piedi al Maestro? Più logico, certo, ma ovvio. Invece l'immagine di Dio che Gesù intende rivelare - e che ogni discepolo deve annunciare - non è ovvia. Si direbbe un'immagine capovolta: non l'uomo per Dio, ma Dio per
l'uomo. Con il suo gesto Gesù rende visibile la logica di amore, di servizio e di dono che ha guidato tutta la sua esistenza, che esprime la sua dignità e la sua natura di Figlio di Dio: è servendo e donandosi che Gesù si rende disponibile nelle mani del Padre, diventandone l'immagine e la trasparenza. Dio è amore. Se vuole annunciare al mondo il vero Dio, la Chiesa non ha altra strada che quella indicata.
Sempre nel contesto dell'ultima cena, Gesù dona ai discepoli il comandamento nuovo, cioè il comandamento che esprime tutta la novità cristiana: «Vi dono un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,34-35).
Da un lato, la tensione universalistica di queste parole di Gesù è esplicita: «Tutti sapranno". Dall'altro, questa stessa tensione sembra contraddetta dall'insistenza sulla reciprocità (<
La novità del comandamento dell'amore è indicata soprattutto dal «come io ho amato voi». L'amore di Cristo è il modello e la misura, la radice e l'orizzonte dell'amore reciproco. Ma allora si deve dire subito che la reciprocità cristiana è diversa da ogni altra, perché sorretta da un modello che è universale e totalmente gratuito. Il «come io ho amato voi" sconvolge e dilata ogni reciprocità. La Chiesa deve essere una comunità che si ama e che ama: una comunità in grado di mostrare l'amore di Dio per tutti, non solo un esempio dell'amore di Dio per noi.
La Chiesa, se vuole essere nel mondo il segno del vero Dio, deve "servire» e deve vivere un
"amore fraterno" che non si chiuda però in se stesso, ma sappia rendersi visibile a tutti e farsi dono per tutti. La nota qualificante dell'amore cristiano non è lo scambio, ma la gratuità e l'universalità.
Nella cena di addio Gesù ci offre una terza indicazione importante: «Essi non sono dal mondo, come io non sono dal mondo» (Gv 17, 16). Se vuole annunciare il Signore Gesù, la comunità cristiana deve essere diversa dal mondo. Ma quale diversità? Ancora una volta il modello è Gesù: «Come io ... », perciò non può trattarsi di una diversità che allontana e rende assenti e fa estranei. Al contrario, il mondo è al centro degli interessi di Gesù: «Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo» (17,18). Il mondo non è semplicemente il luogo in cui Gesù è venuto, ma la ragione per cui è venuto: per amarlo e salvarlo. Paradossalmente sta proprio qui la diversità. Gesù non è dal mondo proprio perché ama veramente, disinteressatamente il mondo. Il mondo non si riconosce nell' amore disinteressato e universale, e quando lo vede ne è infastidito. Il mondo conosce solo l'amore interessato e di parte. Tutto il contrario dell'amore di Dio. Per essere «segno di contraddizione» come Gesù - e dunque annunciatori del suo vangelo - occorre il coraggio di mostrare la gratuità e l'universalità dell'amore. È la strada inconfondibile di Dio.

 

Buona Quaresima
don Stefano

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Verso Emmaus - dicembre 2009 - n. 93 PDF Stampa E-mail

GRAZIE PER LA VOSTRA ACCOGLIENZA, GRAZIE PER LA VOSTRA PRESENZA

Questo numero del nostro bollettino parrocchiale esce nell'imminenza delle festività del S. Natale e del termine di questo anno solare.
In questi giorni noi Sacerdoti stiamo ultimando la Benedizione Natalizia delle famiglie: ringraziamo tutti coloro che ci hanno accolti: nonostante ci si fermi pochi minuti è sempre bello incontrarvi nelle vostre abitazioni. Grazie anche per la vostra generosa offerta.
Muovendoci per Segrate si nota subito quanto il Centro stia continuamente crescendo; sono già quasi completamente abitati i nuovi palazzi di via San Rocco ed abbiamo anche trovato coppie di sposini che fra qualche mese (febbraio 2010) inizieranno ad abitare il popoloso quartiere della stazione "Segrate-Village" (sono in costruzione altri appartamenti e sono sotto gli occhi di tutti...).
Questa "crescita" degli abitanti di Segrate Centro ci invita a crescere anche come "comunità": crescere nella famigliarità, nell'attenzione vicendevole, nell'accoglienza dei nuovi arrivati, in una relazionalità aperta e premurosa... superando ogni differenza e ogni forma di individualismo egoistico. Crescere nella famigliarità consiste sopratutto nel fare nostro il linguaggio del Santo Natale: Io (il Bambino Gesù) sono in mezzo a voi come colui che serve - il Signore si fa uno di noi - farsi prossimo - essere attento a tutti e a tutto - "privilegiare" gli ultimi - accogliere lo straniero - essere premurosi - puoi contare su di me - sono qui per te.....!!!!
Auguri di Buon Natale, auguri cioè di diventare sempre più come il Bambino Gesù.
Col nuovo anno, anche il nostro bollettino parrocchiale Verso Emmaus avrà delle piccole ma opportune novità. Nell' Anagrafe Parrocchiale, accanto al nome dei piccoli battezzati, riporteremo i nomi dei genitori ed accanto al nome dei defunti, riporteremo anche l'età di questa persona... non vogliamo certo invadere la privacy bensì desideriamo crescere appunto nella famigliarità ed uscire un Po’ dall' anonimato nel quale rischiamo di cadere sempre più.
Sul bollettino troverete anche la rubrica "Note benefiche" nella quale riporteremo le offerte che periodicamente la nostra Parrocchia riceve e utilizza per tutte le attività caritative che vengono continuamente promosse.
Un grande "Grazie"! Un doveroso e sentito "ringraziamento" a tutte quelle persone che continuamente sono a servizio della nostra comunità nei vari momenti della vita parrocchiale e nella quotidiana attività del nostro oratorio. Possiamo veramente contare su "un piccolo esercito di volontari" (da chi pulisce la chiesa, a chi raccoglie le foglie..., non continuo perché sarebbero veramente tanti gli esempi): mi preme ringraziare tutti utilizzando anche questo strumento, ma cammin facendo spero di riuscire a farlo anche personalmente. Grazie di cuore!! per noi Sacerdoti è decisamente prezioso il sapere di poter contare su di voi.
Le offerte raccolte in occasione della Benedizione Natalizia delle famiglie ( la cifra normalmente si aggira attorno alle 25 mila euro) verranno utilizzate per interventi di manutenzione ordinaria in oratorio ma sopratutto per allestire l'area che l'Amministrazione Comunale ci ha dato in comodato. Si tratta dell'area verde a fianco dell'oratorio (verso la via XXV Aprile), sarà attrezzata per le attività di gioco dei nostri ragazzi. In primavera procederemo con questi lavori.
Grazie ancora, Buon Natale e Buon Anno
I vostri Sacerdoti.

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Verso Emmaus - ottobre 2009 - n. 92 PDF Stampa E-mail

Don Gnocchi, seminatore di speranza

Il 25 ottobre, in Duomo, è stato beatificato "don Carlo Gnocchi" sacerdote che tutti noi milanesi sentiamo più" nostro".
Un evento che ci riempie di orgoglio, e che ci induce a ricordare le tappe fondamentali della sua esemplare vicenda umana e sacerdotale.
Don Gnocchi (1902-1956), figlio di un marmista e di una sarta, nato a San Colombano al Lambro (Lodi), viene ordinato sacerdote a soli 23 anni e subito come assistente di oratorio rivela il suo talento di educatore instancabile di bambini e ragazzi. In seguito diventa direttore spirituale dell'Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane e successivamente cappellano della Legione universitaria di Milano. In questa veste, nel 1941, parte come volontario con i suoi soldati per l'Albania, la Grecia e il Montenegro e nel 1942 per la Campagna di Russia.

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Verso Emmaus - settembre 2009 - n. 91 PDF Stampa E-mail

Festa patronale di S. Rocco - 13 Settembre 2009


Il 19 giugno scorso (Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù) è iniziato l'anno sacerdotale che andrà fino al 19 giugno 2010.
Voluto dal Papa Benedetto XVI nella ricorrenza del 150° anniversario del Santo Curato d'Ars, patrono dei sacerdoti.
Per una provvidenziale coincidenza nella Festa Patronale di S. Rocco, il 13 settembre, festeggeremo il 50° di Ordinazione sacerdotale di Padre Pietro Riva, nostro parrocchiano.
Il sacerdote nella comunità cristiana compie i gesti sacramentali di Gesù.
Il sacerdote "nel mondo" testimonia l'amore di Gesù per ogni uomo, donna, bambino... a prescindere dalla razza, dalla lingua, dalla condizione sociale, addirittura dalla religione.
Noi sacerdoti celebriamo ogni giorno l'Eucaristia per voi e con voi...
Noi sacerdoti, anche don Andrea ed io, ci affidiamo alla vostra preziosa vicinanza, attenzione e soprattutto preghiera.
Anche noi sacerdoti, come ogni altra persona, sappiamo di sbagliare, cerchiamo di farlo il meno possibile e comunque cerchiamo di essere sempre "in buona fede"... Per questo contiamo anche sulla vostra comprensione, stima, fiducia e pazienza.
Appuntamento per tutti alla solenne celebrazione della Festa patronale del 13 settembre alle ore 10,30.
Festeggeremo anche gli Anniversari di Matrimonio.
Un altro importante appuntamento sarà poi al lunedì sera, il 14 settembre, alle ore 20,45 per la "Solenne Concelebrazione" con tutti i sacerdoti segratesi sia quelli nativi sia quelli che hanno esercitato qui il loro ministero.
don Stefano

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