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La politica dell'insulto (di Claudio Magris) PDF Stampa E-mail

In un famoso film, in cui interpretava il ruolo di Giovanna d’Arco, un’incantevole Ingrid Bergman diceva a un capitano francese, rude soldataccio valoroso dal linguaggio colorito e sboccato, specie in battaglia: «Se proprio non potete farne a meno, capitano, dite "per le mie staffe"». Oggi difficilmente potrebbe rivolgere lo stesso invito a quei rappresentanti del popolo italiano il cui banale turpiloquio sta trasformando il mondo cosiddetto politico non in una caserma, ambiente ruvido ma dignitoso, bensì piuttosto in uno studio di registrazione di quei rumori che Dante, nell’Inferno, fa emettere a qualcuno dei suoi diavoli . Gli avversari che si scambiano laide contumelie non assomigliano a robusti ancorché rozzi uomini d’arme, ma piuttosto agli anonimi autori di sconci disegni sui muri. Qualcuno — l’onorevole Stracquadanio — auspica di adottare nei confronti degli avversari «il metodo Boffo», che disonora chi se ne serve, e si potrebbero citare molti analoghi esempi.

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Per i cristiani è l'ora dell'umiliazione (di Enzo Bianchi) PDF Stampa E-mail

Per i cattolici e per la loro chiesa questa è un’ora segnata da fatica e sofferenza. Se negli anni del postconcilio era sembrato che tra chiesa e mondo non cristiano – nella sua pluralità di espressioni religiose, filosofiche, ideologiche ed etiche – fosse finalmente sbocciato il dialogo e fosse possibile un ascolto reciproco nel rispetto e nell’accoglienza, ora invece dobbiamo costatare la contrapposizione, spesso la sordità e a volte l’inimicizia. Molti non credenti, che sembravano aver accettato un dialogo franco con i cattolici, ora delegittimano la chiesa non riconoscendole neppure la capacità di stare nello spazio democratico delle nostre società. Ormai nelle librerie non è raro incontrare un’apposita sezione dedicata a libri anticlericali e più spesso anticristiani: testi dove viene negata e a volte ridicolizzata la vicenda storica di Gesù di Nazareth, in cui il cristianesimo viene letto storicamente come una presenza intollerante e aggressiva in occidente e invasiva nelle altre terre. È in questo clima di “attacco” e di “polemica” che la vicenda degli scandali di pedofilia ha ulteriormente aggravato la situazione, giungendo a una “umiliazione” della chiesa.

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Perché non possiamo non conoscere la Bibbia (di Enzo Bianchi) PDF Stampa E-mail

Con la fine dell’anno scolastico riprendono vigore discussioni vecchie e nuove: criteri e severità degli scrutini finali, modalità e contenuti degli esami di maturità, tagli alle risorse, ristrutturazione dei programmi, scelte degli indirizzi, calendari delle lezioni e motivazioni degli insegnanti... Ma mi pare passato abbastanza inosservato un evento che invece costituisce una novità a lungo attesa da molte parti e che potrebbe avere significative conseguenze anche sulla qualità formativa globale della scuola: la firma di un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e l’associazione laica e aconfessionale Biblia per una maggior presenza della Bibbia nella scuola, con la conseguente creazione di un comitato paritetico che ne curi l’attuazione e diffonda proposte, strumenti e materiali adeguati.

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Caro Diogneto (di Enzo Bianchi) PDF Stampa E-mail

“Adesso, sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter fare penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere ciò che è sbagliato nella nostra vita. Aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione e della contrizione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento, è opera della misericordia divina”. Queste parole, contenute nel discorso del papa alla Pontificia Commissione biblica il 15 aprile scorso, sono importanti per tutti i cattolici, in un’ora difficile nella quale appare il peccato di uomini rappresentativi della chiesa ma emerge anche un accanimento di molti contro la chiesa cattolica e un linciaggio mediatico contro Benedetto XVI.

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Quel senso di notte tra i giovani e la fede (di Enzo Bianchi) PDF Stampa E-mail

Chi vive a contatto quotidiano con la realtà giovanile se ne era accorto da tempo, anche se sovente le sue osservazioni venivano zittite con affermazioni perentorie e rassicuranti, ma ora i dati che emergono da un’indagine nazionale su “I giovani di fronte al futuro e alla vita, con e senza fede” mostrano uno scenario preoccupante, non solo in un’ottica ecclesiale, ma anche nella più ampia prospettiva del tessuto sociale italiano. La ricerca condotta dall’Istituto Iard di Milano sotto la guida di Riccardo Grassi su un campione di un migliaio di giovani italiani tra i 18 e i 29 anni offre un’istantanea del rapporto tra le nuove generazioni e la fede che suscita più di un interrogativo.

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